SA MATESSI DIE – 16 Gennaio 1985
Inizia il processo contro 27 indipendentisti

Il 16 gennaio 1985 prende il via a Cagliari il processo contro 27 indipendentisti accusati di “cospirazione contro lo Stato” con l’intento di separare la Sardegna dall’Italia. Fra i principali imputati ci sono Bainzu Piliu, Doddore Meloni e Oreste Pili.
L’accusa mossa al gruppo di indipendentisti, alcuni militanti del Psdaz altri che come Piliu da quel partito sono stati espulsi e si sono candidati con altre liste (come Democrazia Proletaria Sarda), è di aver ordito un complotto separatista violento con il sostegno della Libia.
La tesi si basa principalmente sulle dichiarazioni di una serie di indipendentisti “pentiti” su cui fin da subito, anche nella stampa sarda moderata, si distende il sospetto di essere stati infiltrati e manovrati dai servizi segreti italiani.
La stessa accusa di appoggio della Libia cadrà mentre le pene che verranno comminate (9 anni a Meloni, 4 a Piliu, 3 anni e 4 mesi a Pili) si baseranno sull’accusa di aver ordito una “cospirazione mediante associazione” e su di un attentato alla sede della Tirrenia di Cagliari.
Il processo in realtà è pieno di ombre, come del resto tutto quanto accade in quegli anni torbidi in Sardegna. Dall’accanimento del pm Walter Basilone, alla faide interne e intorno al Psdaz, al tentativo dello Stato italiano di criminalizzare le idee indipendentiste che circolano nella società sarda a cavallo degli anni ’80.
Un ruolo particolare lo gioca proprio la dirigenza del Psdaz. Come scritto dallo storico Federico Francioni “una parte cospicua della dirigenza sardista – per il potere di cui disponeva all’interno del partito – non ha esitato un momento nello schierarsi in modo più o meno esplicito con i carabinieri e con i giudici”. Alcuni lo faranno accusando il gruppo di manifestare “idee indipendentistiche, estremistiche, rivoluzionarie”, altri alti dirigenti invece lo faranno lavandosene le mani e dicendo che l’accusa al gruppo è solo un modo per screditare il Psdaz associandogli idee eversive, di separazione dall’Italia, che in esso non albergano.
Ad ogni modo la torbida macchina dello Stato riesce a far emergere e sfruttare tutti i limiti delle persone e delle organizzazioni del momento andando a colpire l’idea indipendentista e tutti coloro che, fuori e dentro le aule del processo, ad essa ci credeva davvero.
Fonti:
Il Messaggero Sardo (Agosto 1984 / Giugno 1985)
Federico Francioni, “Un caso da manuale: il processo per il ‘complotto separatista’ contro Bainzu Piliu” (22 ottobre 2014, sito Fondazione Sardinia)
